SALVATORE NOTARRIGO

ALICE NEL MONDO DELLA REALTA’

OPERA INCOMPIUTA

SU INIZIATIVA DEL COMTATO PRO SALVATORE NOTARRIGO

DEL COMUNE DI VILLAROSA

PREFAZIONE DI ANGELO PAGANO, GIUSEPPE BOSCARINO, ALBERTO MANNINO

A CURA DI ALBERTO MANNINO, GIUSEPPE BOSCARINO, GIUSEPPE AMATA.

CUECM

QUARTA PAGINA DI COPERTINA

Notarrigo è stato dal 1965 professore ordinario di Fisica Sperimentale dell’Università di Catania e dal 1976 titolare di Fisica Superiore. Insigne studioso di fisica nucleare e di meccanica quantistica ha riversato, soprattutto negli ultimi venti anni, grandi energie all’insegnamento della fisica. Dotato di enormi capacità dialettiche, le esercitò senza scissure sia nella didattica che nella ricerca di frontiera.

Il 15 e 16 maggio 1998 nel corso del XVIII congresso della Società Italiana di Storia della Fisica veniva posta agli atti (v.) la comunicazione “In ricordo di Salvatore Notarrigo” a firmaG.Boscarino, P. Di Mauro, G. Garozzo, A. Pagano, di cui in prefazione riportiamo ampli stralci.

Dedicò la sua vita interamente alla ricerca scientifica, appassionato al punto tale da trascurare sè stesso. Notarrigo è stato un fisico acuto e profondo che ha dato molteplici contributi ad ampio spettro su diversi campi: la fisica nucleare, la meccanica quantistica, la relatività, l’epistemologia e l’economia-ambiente. È stato un grandissimo ammiratore della scienza degli antichi filosofi pitagorici−italici (Pitagora, Parmenide, Democrito, Euclide, Archimede,…). Con questi condivise l’impostazione epistemologica del problema della conoscenza. Dalla lettura lunga, attenta e profonda fino ad una vera e propria analisi filologica dei frammenti dei filosofi pre-socratici, dà vita ad un riesame critico dei fondamenti della fisica moderna.

Analizzò a fondo i lavori di Giuseppe Peano e della sua scuola collegandoli alle conquiste della logica dell’epoca cosiddetta dei pre-socratici.

A partire dai primi anni ’80 impegnò le sue straordinarie capacità analitiche nello studio degli sviluppi della teoria economica a partire dagli economisti classici e segnatamente da Karl Marx in stretta relazione con i concomitanti sviluppi della termodinamica.

Collegando i cicli economici analizzati da Marx con i cicli termodinamici analizzati nello stesso arco di tempo dai più grandi studiosi della termodinamica, dimostra come il ciclo di Marx e quello di Carnot siano in realtà non solo formalmente identici ma sostanzialmente sovrapponibili sul piano fisico, sul piano della produzione materiale di merci.

Il funzionamento del ciclo economico nella società industriale in cui prevale un modo di produzione capitalistico è simile ad una macchina termica che consuma energia libera al solo fine dell’accumulazione, cioè per reinvestire il prodotto al semplice scopo di crescere sempre di più con legge esponenziale.

Se l’aumento esponenziale dei consumi, registrato sul pianeta negli ultimi cento anni, dovesse essere riproposto senza freni nell’immediato futuro allora, sulla base di semplici considerazioni termodinamiche è possibile prevedere un aumento sensibile della temperatura del globo che avrà effetti devastanti su tutti i cicli naturali che oggi garantiscono la vita sulla terra. (v. la copiosa bibliografia)

L’ opera, ancorchè incompiuta, riesce a dare un quadro illuminante sulla personalità scientifica di questo straordinario protagonista della ricerca moderna.

FRONTESPIZIO

SALVATORE NOTARRIGO

ALICE NEL MONDO DELLA REALTA’

OPERA INCOMPIUTA

SU INIZIATIVA DEL COMTATO PRO SALVATORE NOTARRIGO DEL COMUNE DI VILLAROSA

COMPONENTI:

  • Francesco Costanza Sindaco
  • Lorena Pignato Presidente del consiglio comunale
  • Michelangelo Taravella Ass.re Comunale attività produttive
  • Alberto Di Nicolò Ass.re Comunale alla cultura
  • Paola Giadone Assessore Servizi Sociali
  • Rosa Maria La Valle ex Ass.re alla cultura e allieva di S. Notarrigo
  • Angelo Pagano Vice Presidente Onorario*
  • Michele Ferrazzano Vice Presidente esecutivo
  • Alberto Mannino Professore
  • Giuseppe Boscarino Professore
  • Giuseppe Amata Professore
  • Giovanna Ferrara ricercatrice Istituto di Fisica univ. Catania

*Angelo Pagano, già direttore dell’ ISFN, Laboratori del Sud, allievo e stretto collaboratore di S. Notarrigo, ci ha lasciato nel novembre del 2024.

A CURA DI ALBERTO MANNINO, GIUSEPPE BOSCARINO, GIUSEPPE AMATA.

CUECM

INDICE

Introduzione e Prefazione……………………….

1)Sogno o Realtà………………………………….. pag 1

2)Parmenide……………………………………………………..pag 4*

3)Conoscenza e scienza……………………………………..pag 8**

4)I filosofi ionici……………………… . . ………. pag 17

5)I filosofi italici………………………………… pag 19

6)Alice sperimenta la macchina del tempo……… pag 47

7)Definizioni e assiomi………………………………………pag 50 ***

8)Il sistema deduttivo dell’ aritmetica…………….. pag 69

9)Sulle grandezze…………………………………. pag 85

10)Il sistema deduttivo della geometria…………… pag 93

11)I concetti della meccanica……………………… pag 101

12)Gli elementi della meccanica………………… pag 115

13)Il movimento delle particelle…………………… pag 49

14)La meccanica delle particelle…………………… pag 221

15)Il sistema di oscillatori accoppiati………………. pag 245

16)Dalla meccanica razionale alla mecc. Analitica…. pag 261

17)Il concetto di probabilità………………………… pag 294

18)La meccanica statistica e il problema ergodico….. pag 332

19)Entropia come informazione mancante………….. pag 45

20)La scienza delle apparenze………………………. Pag 379

21)La fisica quantistica……………………………… pag 533

GLI ASTERISCHI SONO RACCOMANDAZIONI PER IL TIPOGRAFO

ALICE NEL MONDO DELLA REALTA’ 

Come detto, quest’opera, che il comune di Villarosa ha molto lodevolmente inteso pubblicare, e per la quale ringraziamo il Comitato pro Salvatore Notarrigo, presieduto dal Sindaco Dott. Franceso Costanza, fu elaborata da Salvatore Notarrigo come compendio del suo pensiero.

Opera di filosofia, di matematica, di fisica, di epistemologia e di economia.

Interrotta a causa della sua scomparsa, contiene tuttavia una mole di materiali preziosi per la comprensione del suo punto di vista sulle più pressanti vicende della ricerca scientifica del XX sec, destinate a riverberarsi irrisolte fino ad oggi.

Purtroppo, oltre che per quanto detto incompleta, l’unica copia oggi disponibile, fu utilizzata come base di studio e di approfondimento.

Appaiono pertanto, in alcune pagine, tracce delle note e degli appunti presi.

Ci scusiamo per tale inconveniente, che non siamo stati in grado di superare, ma che, anche se inqualificabile sul piano formale, non incide, speriamo, sulla preziosa sostanza della iniziativa.

Alle pag 9, 13, 45, appaiono alcune righe in cui si osservano sovrapposizioni tra testo e immagini. Abbiamo preferito non tentare interpretazioni che sarebbero state indubbiamente affette da visioni soggettive e fuorvianti, e d’altronde la modesta entità del testo illeggibile non scalfisce minimamente il senso generale del capitolo.

Salvatore Notarrigo

ALICE NEL MONDO DELLA REALTÀ

Opera incompiuta

Prefazione

A. Pagano, G. Boscarino, A. Mannino

La scomparsa di Salvatore Notarrigo, il 18.03.1998, generò tra amici, allievi, collaboratori, al di là della frustrazione di chi perde un punto importante di riferimento esistenziale, una sorta di mal celato senso di colpa.

Sapevamo tutti che Salvatore (Totò, in una cerchia non ristretta) aveva bisogno di dedicare più tempo alla cura, sotto il profilo medico, di sè stesso, ma evidentemente le raccomandazioni che gli venivano rivolte non erano state sufficientemente pressanti.

Emergeva da anfratti della memoria la nota che più volte Evariste Galois nei giorni e nelle notti che precedettero quello della sua morte prevista, nel 1832, a 20 anni, apponeva nei punti più complessi delle dimostrazioni delle sue opere: NON HO TEMPO.

Galois sapeva di dovere affrontare un passo al quale non sarebbe sopravvissuto, ma non intendeva abbandonare al vuoto argomentativo il lavoro effettuato nei pochi ma estremamente densi anni della propria vita, e proprio in questo senso cercava di utilizzare persino le ultime ore che gli restavano.

Riteniamo che gli ultimi periodi della vita di Totò Notarrigo siano stati improntati a questo tipo di atteggiamento, troppi i campi in cui egli si cimentava in approfondimenti di estrema lucidità, per lasciargli il tempo necessario a terapie mediche intrinsecamente alternative ad uno stile di vita fitto di elaborazioni di altissimo livello scientifico e filosofico.

Dedicò la sua vita interamente alla ricerca scientifica, appassionato al punto tale da trascurare sè stesso. Notarrigo è stato un fisico acuto e profondo che ha dato molteplici contributi ad ampio spettro su diversi campi: la fisica nucleare, la meccanica quantistica, la relatività, l’epistemologia e l’economia-ambiente. È stato un grandissimo ammiratore della scienza degli antichi filosofi pitagorici−italici (Pitagora, Parmenide, Democrito, Euclide, Archimede, …). Con questi condivise l’impostazione epistemologica del problema della conoscenza. Dalla lettura lunga, attenta e profonda fino ad una vera e propria analisi filologica dei frammenti dei filosofi Presocratici, dà vita ad un riesame critico dei fondamenti della fisica moderna. (1)

Analizzò a fondo i lavori di Giuseppe Peano e della sua scuola collegandoli alle conquiste della logica dell’epoca cosiddetta dei Pre-socratici.

Notarrigo fu professore ordinario di Fisica Generale dell’Università di Catania. Insigne studioso di fisica nucleare e di meccanica quantistica, riversò, soprattutto negli ultimi venti anni, grandi energie all’insegnamento della fisica. Dotato di enormi capacità dialettiche, le esercitò senza scissure sia nella didattica che nella ricerca di frontiera.

Il 15 e 16 maggio 1998 nel corso del XVIII congresso della Società Italiana di Storia della Fisica veniva posta agli atti la comunicazione “In ricordo di Salvatore Notarrigo” a firma G.Boscarino, P. Di Mauro, G. Garozzo, A. Pagano, di cui riportiamo ampli stralci.

Vorremmo iniziare riassumendo brevemente i cardini epistemologici della sua impostazione scientifico-filosofica nei confronti del problema della conoscenza:

-Non vi può essere scienza senza filosofia e viceversa. Lo specialista puro rischia di rimanere imprigionato nella più deteriore metafisica empirista: quella che non regge ad un controllo razionale secondo le regole della logica di Parmenide e di Peano.

-La scienza degli italici – pitagorici è la diretta progenitrice della scienza galileiana anzi, quest’ultima è un vero e proprio ritorno alla tradizione antica di Pitagora, Parmenide, Democrito e Archimede contro quella di Platone ed Aristotele.

-La logica che ha elaborato Aristotele non è una logica della scienza, ma la logica grammaticale, del linguaggio comune. La logica della scienza si trova enunciata nelle opere di Euclide ed Archimede che fanno esplicito riferimento ai pitagorici.

-La logica contemporanea, come concepita dal Russell, continua la tradizione della logica grammaticale di Platone-Aristotele, usa i simboli del Peano ma ne stravolge la semantica.

-La via empiristica non porta alla scienza ma ad una pseudo scienza.

-La realtà non è quella che si attinge attraverso i sensi. I dati empirici non possono servire per fondare la scienza, ma sono tuttavia, indispensabili per verificare (o secondo Popper per falsificare) le affermazioni teoriche che derivano logicamente da un’analisi del linguaggio che è il solo mezzo che abbiamo per ricostruire razionalmente la realtà. (non si dimentichi che tale verifica può solo essere fatta mediante dei modelli matematici, che, in quanti modelli, necessariamente semplificano e idealizzano la complessità propria di ogni osservazione o esperimento) (2)

-In una teoria fisica la coerenza semantica ha più valore della coerenza sintattica, la quale è suscettibile di continue evoluzioni.

Analizzando i singoli campi di studio, potremo dire, in termini estremamente sintetici e quindi estremamente riduttivi, ma utili per inquadrare la sua opera complessiva, che Notarrigo non accettò in nessun campo le posizioni dei “giganti” universalmente omaggiati, ma ebbe il coraggio di analizzare i fondamenti epistemologici dei singoli autori, individuandone anche gravi carenze.

Sulla relatività cosiddetta ristretta a cominciare dagli esperimenti del tipo Michelson e Morley, in una serie di lavori si nota che:

  • I risultati sperimentali sono di complessa e controversa interpretazione sia per la difficoltà ad acquisirli che per la loro elaborazione
  • Il modello teorico utilizzato per interpretare tali esperimenti è inadeguato e carente, come già messo in evidenza, tra gli altri, da A. Righi e D.C. Miller, e ne viene proposto uno originale.

Vengono analizzate le cosiddette trasformazioni di Lorentz (sarebbe meglio chiamarle di Voigt-Lorentz) e le varie derivazioni che se ne danno (3,4).

Già nel lavoro di Einstein del 1905 e poi in altri autori si crede di dimostrare che basandosi sui due famosi postulati fondamentali della relatività speciale si arrivi univocamente alle trasformazioni di Lorentz. Questa asserzione è falsa: infatti, ci sono infinite trasformazioni che obbediscono ai due postulati e gli esperimenti non riescono a determinarli. Per ottenere le trasformazioni di Lorentz bisogna necessariamente presupporre ulteriori e non giustificate ipotesi, come sono implicitamente contenute nelle varie “dimostrazioni” analizzate (compresa quella di Einstein). Si è provato a trovare le trasformazioni più generali utilizzando solo i due postulati, tenendo conto di trattare grandezze fisiche e non semplici numeri o equazioni tra questi, e sotto quali condizioni e convenzioni queste si riducono a quelle di Lorentz.

Viene affrontata anche la relazione tra le trasformazioni di Lorentz e le equazioni di Maxwell (con una applicazione consistente del calcolo geometrico assoluto di Peano, Notarrigo riesce a derivarle tautologicamente dalla meccanica di Newton), dell’invarianza e covarianza di queste rispetto alle prime (5,6). A parte la confusione formale e semantica tra invarianza e covarianza presente in molti autori, compreso Einstein, si fa vedere, seguendo le opere relative all’argomento di Somigliana, Burali-Forte e Roggio, che vi sono infinite trasformazioni lineari e no che lasciano le equazioni di Maxwell invariate in forma. Le trasformazioni di Lorentz si possono ottenere solo se si pretende che queste si riferiscano a due osservatori in moto relativo uniforme tra loro con particolari convenzioni sulla misura delle grandezze fisiche in giuoco e sulle operazioni fisiche di confronto tra esse: “senza queste convenzioni nessuna teoria fisica potrebbe essere verificata sperimentalmente”. Notarrigo mostra tra l’altro che all’interno della teoria newtoniana delle particelle si può derivare una costante, con le dimensioni di una velocità, il cui quadrato è l’energia totale per unità di massa; e, nello stesso tempo, rappresenta la velocità di fase di qualsiasi onda piana sinusoidale che si propaga nel vuoto.(7)

Quanto alla Meccanica Quantistica, Notarrigo riteneva che la sua analisi ed il suo sviluppo non potevano non basarsi che su di una conoscenza approfondita della Meccanica Classica, così come concepita da Newton, e poi da D’Alembert: cioè una scienza basata su principi ‘necessari’ che dichiara esplicitamente le proprie entità primitive (per meglio comprenderci il punto materiale) senza introdurre assiomi di carattere sperimentale ovvero ‘contingenti’. In contrasto, con l’avvento della Meccanica Analitica invece vengono introdotti i principi contingenti (cioè di natura sperimentale) nella Teoria; questo mutamento raggiungerà l’apice con la revisione di Mach che ‘snaturerà’ così la Meccanica Razionale. La M.Q. è l’espressione più dirompente di questa ultima concezione empirista della Fisica. Infatti in M.Q. si postula che le grandezze fisiche sono definite per mezzo delle operazioni fisiche atte a determinarle. L’esempio più paradigmatico è la definizione di spin tramite l’esperimento di Stern e Gerlach. Partendo da questa analisi epistemologica, Notarrigo si cimentò con successo nel dimostrare il carattere statistico della M.Q. Ma l’idea di interpretare la M.Q. come una teoria statistica e quindi come tale basata su di una teoria completa (detta comunemente teoria a variabili nascoste) va incontro a delle difficoltà. Quella più interessante risiede in una particolare interpretazione del teorema di Gleason Kahane Zerlaszko (in breve GKZ) secondo la quale una teoria a variabili nascoste (deterministica) è incompatibile con un’algebra non commutativa. L’analisi compiuta da Notarrigo è semplice ma nello stesso tempo dirompente e si basa sulla seguente domanda: cosa rappresenta in effetti lo spettro degli operatori quantistici? Come è possibile mostrare, esso rappresenta il risultato di una misura. Ma il risultato di una misura è sempre un valore medio perché ogni strumento di misura media su di una porzione di tempo e di spazio. L’unica ipotesi lecita è pertanto asserire che il valore medio di una variabile dinamica appartenga allo spettro. Ciò equivale a richiedere per il teorema GKZ che le variabili dinamiche della teoria completa siano necessariamente a dispersione nulla. Ma tale pretesa è assurda come fece notare lo stesso Bell nella sua famosa critica al teorema di Von Neumann. La critica al teorema di impossibilità di GKZ e quindi alla diseguaglianza di Bell rappresenta uno dei risultati di maggior rilievo di Totò Notarrigo (8). A questo punto rimane il problema di proporre una teoria completa di cui la M.Q. sia la versione statistica. Secondo Notarrigo questa teoria completa può benissimo essere la M.C. Infatti formulando la Meccanica Statistica Classica (idea che mutuò da Koopman) in uno spazio di funzioni non vi è più nessuna differenza formale fra la M.Q. e la Meccanica Statistica Classica limitata allo spazio delle configurazioni. In definitiva i risultati a cui perviene sono i seguenti:

  • La M.Q. può essere interpretata come un caso particolare della meccanica statistica classica
  • La M.Q può essere considerata come un modo camuffato di trattare certi insiemi statistici.

Molto lavoro resta ancora da fare per meglio approfondire le nostre conoscenze sul significato della M.Q., ma riteniamo che i contributi teorici di Totò Notarrigo nel dibattito sui fondamenti siano importantissimi. In primo luogo perché mettono in evidenza come un discorso sopra la fisica fondamentale non avrebbe senso senza una approfondita cultura epistemologica; in secondo luogo perché, invalidando i più forti teoremi di impossibilità, il Nostro compianto ha riaperto il dibattito sulla possibilità di teorie deterministiche, e proprio nell’ambito di tale problema ci ha pure indicato una risposta.

Non meno dirompente è stato il contributo di Notarrigo nel settore della economia, affrontata dal punto di vista dell’aspetto produttivo dei beni materiali.

Attraverso lo studio meticoloso ed accuratissimo delle opere di Marx riesce ad individuarne il complesso iter argomentativo perfettamente rispondente al processo di formazione di una complessiva teoria scientificamente valida. Le sue analisi si sviluppano con assoluto rigore scientifico attraverso lo studio sistematico del processo economico inteso come processo materiale di produzione di merci (utili o inutili che siano) e il successivo consumo.

Riaprendo ed ampliando le analisi di Piero Sraffa [Produzione di merciPremesse a una critica della teoria economica, Einaudi, Torino, 1981] e di J.Von Neumann [Un modello di equilibrio economico generale, L’Industria, n.1,1952, p.l] egli conduce una analisi stringente e di rara potenza persuasiva, sempre suffragata da un supporto formale di altissimo contenuto semantico.

Collegando i cicli economici analizzati da Marx con i cicli termodinamici studiati nello stesso arco di tempo dai più grandi studiosi della termodinamica, dimostra come il ciclo di Marx e quello di Carnot siano in realtà non solo formalmente identici ma sostanzialmente sovrapponibili sul piano fisico, sul piano della produzione materiale di merci.

Le conclusioni a cui perviene sono di estrema attualità e possono essere così riassunte: (ancora dalla comunicazione citata)

  • “Non esiste un “problema energetico”, perché di energia è possibile averne più di quanta il nostro pianeta riesca a sopportarne; esiste invece un “problema entropico” perché l’inquinamento generale e complessivo causato dagli esorbitanti consumi energetici è oramai tale da far temere una crisi generale economica ecologica irreversibile.
  • Il funzionamento del ciclo economico nella società industriale in cui prevale un modo di produzione capitalistico è simile ad una macchina termica che consuma energia libera al solo fine dell’accumulazione, cioè per reinvestire il prodotto al semplice scopo di crescere sempre di più con legge esponenziale.
  • Se l’aumento esponenziale dei consumi, registrato sul pianeta negli ultimi cento anni, dovesse essere riproposto senza freni nell’immediato futuro allora, sulla base di semplici considerazioni termodinamiche è possibile prevedere un aumento sensibile della temperatura del globo che avrà effetti devastanti su tutti i cicli naturali che oggi garantiscono la vita sulla terra.”

L’ultimo dei tre punti in particolare appare oggi, dopo 27 anni, di tragica attualità. La previsione si è totalmente avverata ed il temuto aumento delle temperature ha già prodotto una impressionante serie di eventi catastrofici, destinati a replicarsi con sempre maggiore violenza.

“Le analisi di Notarrigo sul problema ambientale, condotte nel tempo attraverso una lunga serie di articoli e conferenze possono essere seguite nel libro, scritto in collaborazione con il prof. Giuseppe Amata- studioso dell’Università di Catania- Energia e Ambiente: Una ridefinizione della teoria economica, Ed. C.U.E.C.M 1987 Catania. Vale la pena qui ricordare che l’ultimo periodo dell’attività didattica del prof. Notarrigo è stato quasi totalmente dedicato alla cura di lezioni di Fisica Dell’Ambiente che il Nostro ha tenuto presso l’Università di Catania nel Corso di Laurea in Fisica. Malgrado le precarie condizioni di salute che lo hanno afflitto particolarmente negli ultimi tre anni ha curato queste lezioni con impegno e pazienza impareggiabili, scrivendo e distribuendo gratuitamente agli studenti i sui appunti di fisica dell’ambiente.

Negli ultimi mesi della sua vita (e fino alla sera della sua morte) lavorò alla traduzione dal tedesco degli articoli sulle statistiche quantistiche (di Rose del 1924, di Fermi del 1926 e di Einstein del 1917), per avere più chiaro come e perché si siano potute affermare le idee quantistiche. Era quasi pronto un lavoro, che doveva essere comunicato nel XVIII Congresso Nazionale di Storia della Fisica. La morte lo ha colto improvvisamente nella notte tra il 18 e il 19 marzo 1998; smarriti e consci della perdita dolorosa e impareggiabile di Totò Notarrigo siamo rimasti impietriti in silenzio.

Ci piace concludere con un brano tratto dal libro che Notarrigo stava scrivendo, dal titolo “Alice nel Mondo della Realtà” (una raccolta delle sue idee e dei suoi lavori) sperando, al più presto di poterlo pubblicare:

«L’opera di Euclide, … ebbe un grande successo e permise di allargare il numero delle persone che potessero parlare di matematica e quindi di scienza. Ora, inevitabilmente, quando questo si verifica, succede che insieme al fatto altamente positivo dell’ampliamento del circolo di persone che con competenza possono parlare di scienza si verifica anche il fatto altamente negativo di persone che usano i vocaboli della scienza, senza averne compreso il significato, al solo scopo di “apparire” più intelligenti di quello sono; credendo che uno scienziato sia solo uno che usa parole difficili, e non capisce che lo scienziato è invece uno che ha faticato una vita per cercare di capire e far capire agli altri il significato di quelle parole difficili»”

ALICE NEL PAESE DELLA REALTA’ 

Come detto, quest’opera, che il comune di Villarosa ha molto lodevolmente inteso pubblicare, e per la quale ringraziamo il suo sindaco Franco Costanza e la sua amministrazione, fu elaborata da Salvatore Notarrigo come compendio del suo pensiero.

Interrotta a causa della sua scomparsa, contiene tuttavia una mole di materiali preziosi per la comprensione del suo punto di vista sulle più pressanti vicende della ricerca scientifica del XX sec, destinate a riverberarsi irrisolte fino ad oggi.

Purtroppo, oltre che per quanto detto incompleta, l’unica copia, oggi disponibile, fu utilizzata come base di studio e di approfondimento.

Appaiono pertanto, in alcune pagine, tracce delle note e degli appunti presi.

Ci scusiamo per tale inconveniente, che non siamo stati in grado di superare, ma che, anche se inqualificabile sul piano formale, non incide, speriamo, sulla preziosa sostanza della iniziativa.

Riferimenti:

(1) Notarrigo 5., “Il Linguaggio Scientifico dei Presocratici analizzato con l’Ideografia di Peano”, MondoTRE/Quaderni, Ed. Coop. “Laboratorio”, Siracusa, 1989, pag.35.

(2) Boscarino G., Notarrigo 5., “La Meccanica Quantistica: Scienza Filosofia?”, Ed. Ed. Coop. “Laboratorio”, Siracusa, 1997.

(3) Vedi: Di Mauro P., Notarrigo 5., Pagano A., “Riesame e della teoria di Augusto Righi sull’apparato dell’esperimento di Michelson e Morley”, Quaderni di Storia della Fisica — 2-199’7-pp. 101-110, Editrice Compositori Bologna, 1997 e riferimenti ivi citati.

(4) Di Mauro P., Notarrigo 5., “Esame di alcune delle varie dimostrazioni che conducono alle trasformazioni di Lorentz”, intervento al LXXXI Congresso Nazionale S.I.F, Perugia 1995,

(5) Notarrigo 5., “Applicazioni fisiche del calcolo geometrico di Peano”, Atti del XIII Congresso Nazionale di Storia della Fisica (a cura di A.Rossi) Conte (Le), 1995, p.321.

(6) Di Mauro P., Notarrigo 5., “Sull’invarianza delle equazioni di Maxwell”, Atti del XVI Congresso Nazionale di Storia della Fisica e dell’Astronomia (a cura di P.Thcci), CNR, Gruppo di Lavoro Celebrazioni Voltiane, 1997.

(7) Di Mauro P., Notarrigo 5., “Sul Significato fisico della velocità della luce nel vuoto”, Intervento al LXXXII Congresso Nazionale SIF, Verona 1996

(8) Notarrigo 5., “On The Physical Meaning of the Bell’s Inequality and the related Experimental Tests “, pub. Int. Conference “Problemes in Quantum Physics”, GDANSK’87, World Sci. Pub. Singapore Ed. L. Kostro, A. Posiewnik, J. Pykacz, M. Zukowski. (1987) pag. 693 e riferimenti ivi contenuti.

Successivamente sono stati riediti, a cura e con una nota di Alberto Mannino:

-Notarrigo-Boscarino – La Meccania Quantistica: una nuova scienza o una vecchia filosofia?- prefaz. di Angelo Pagano – Youcanprint, 2022, ISBN |979-12-21405-56-9

Notarrigo, Boscarino, Giani Attualità di Marx, da Quaderni coop Laboratorio, 1984/85 – Youcanprint, 2023, ISBN |979-12-21484-34-2

Intervento di

Giuseppe Amata

già docente di discipline economico-estimative presso l’ Università di Catania

Un contributo per ricordare l’opera scientifica di

Salvatore Notarrigo

L’ultimo scritto di Salvatore Notarrigo, un grosso volume rimasto incompiuto dal titolo emblematico Alice nel mondo della realtà, affronta problemi di teoria della fisica che per la mia non conoscenza delle tematiche non sono in condizione di capire e pertanto su quanto scritto nel testo non posso intervenire. Lui, quando lo stava scrivendo mi aveva accennato nell’impegno in cui era profuso a testa bassa lavorando giorno e notte, purtroppo con la sigaretta sempre accesa, finché rimase in vita, perché a suo avviso spesso la Fisica era diventata Metafisica e quindi spaziava nel paese delle meraviglie come Alice. Lui, invece, si voleva impegnare a riportarla nel paese della realtà.

Il volume viene pubblicato grazie al sostegno del sindaco di Villarosa dr. Franco Costanza, dell’Amministrazione comunale, del dr. Michele Ferrazzano, membro del Comitato scientifico che ha organizzato il 12 Maggio del 2023 la giornata del ricordo, dello scomparso dr. Angelo Pagano (già direttore del Centro siciliano di Fisica nucleare e stretto collaboratore del prof. Salvatore Notarrigo) che aveva recuperato dal computer il testo digitato, del prof. Giuseppe Boscarino, anch’esso stretto collaboratore di Notarrigo (attualmente presidente dell’Associazione culturale Salvatore Notarrigo), che, assieme ad Alberto Mannino, ha svolto il lavoro di redazione per la pubblicazione.

Per onorare la sua memoria anche come frutto della mia collaborazione con lui nell’affrontare, discutere e scrivere su temi di economia ambientale, rimanendogli sempre grato per quanto mi ha insegnato sollecitandomi allo studio della relazione tra energia economia e ambiente, invio questo mio breve scritto ai redattori dell’importante volume.

Come è nata la nostra collaborazione l’ho spiegata nel mio intervento nell’anzidetta giornata del ricordato. La riassumo partendo da un antefatto.

Nel 1929, come è noto, la fonte energetica principale utilizzata dall’industria era rappresentata ancora dal carbone e non dal petrolio, per il quale però già si cominciavano a conoscere i processi produttivi per utilizzare questa importante merce non soltanto come fonte energetica bensì come materia prima nella chimica secondaria. Ed infatti negli anni successivi alla pubblicazione del libro, cioè negli anni Sessanta, il petrolio era diventato la fonte energetica e materia prima principale per tutta l’industria di base in ogni angolo del mondo. In una conversazione tra il serio e il faceto io dissi ironicamente a Salvatore Notarrigo, verso la fine degli anni Settanta, in piena crisi economica (volgarmente spacciata per crisi energetica ma a mio modesto avviso era una crisi di sistema del modo capitalistico di produzione in riferimento alla selvaggia utilizzazione delle fonti energetiche che devastavano l’ambiente), mentre giocava per divertimento una partita a scacchi con un comune collega: “Sraffa ha fondato il suo modello teorico ricercando la merce base, cioè la merce che entra nella produzione di tutte le merci e ci ha messo tanto tempo (circa trent’anni, ossia dal 1929 quando scrisse il manoscritto al 1959 quando lo pubblico!): questa merce per me è il petrolio”. Lui prontamente mi corresse: “Non il petrolio, ma l’energia si può considerare la merce base!”. Riflettei molto su quell’affermazione che subito condivisi ma anche lui trovò lo spunto per studiare e arrivare a conclusioni avverse a quelle che erano andate di moda nel mondo accademico e non, da parte degli studiosi che si definivano di ispirazione marxista, che Sraffa aveva superato Marx. Notarrigo scriverà diversi anni dopo che le equazioni scritte da Sraffa non erano in contraddizione con la legge del valore di Marx e con la trasformazione dei valori in prezzi di produzione, in quanto scopre dal punto di vista fisico e quindi applicando i principi della termodinamica che tra il modello di Marx e quello di Sraffa non c’è alcuna differenza. Anche, a mio modesto avviso, non c’è differenza in termini strettamente fisici tra prodotto netto ricardiano e plusvalore marxiano. La differenza è nell’analisi delle categorie economiche e nella loro funzionalizzazione.

Ma a parte il tema della nostra collaborazione, nella vita scientifica di Salvatore Notarrigo ci sono stati importanti temi scientifici che ha affrontato e per comprenderli bisogna riallacciarsi alla madre di tutte le discussioni, ossia quella sulla funzione della scienza, discussione iniziata alla fine degli anni Sessanta e che si è protratta per molto tempo. Gli operatori dei settori si divisero si divisero in due campi: da un lato i sostenitori della neutralità della scienza (J. Monod) e dall’altro quelli che sostenevano che la ricerca scientifica del momento era di fatto al servizio del modo di produzione esistente e di fatto rimaneva in essa ingabbiata, mentre si doveva spezzare quella gabbia anche per trasformare i rapporti di produzione e far avanzare lo sviluppo economico-sociale dell’umanità (M. Cini; F. Bologna).

Vennero fuori, nello stesso tempo, diverse interpretazioni su che cosa si poteva definire scienza e sul modo di svilupparla, come ad esempio ipotesi di una “nuova alleanza” (locuzione mutuata dalla Bibbia), tra “tecnologia e filosofia della natura” (I. Prigogine), sul mutamento dei “paradigmi scientifici” e sulla “scienza normale” (T. S. Kuhn), oppure sul “criterio di falsificabilità” (K. R. Popper) ed anche si rimandava alla meno recente discussione tra “verità assoluta e verità relativa” e se un fenomeno va considerato in base alla sua essenza e alla sua consistenza reale (Lenin) oppure va analizzato per come ci appare (E. Mach) e ovviamente si potrebbe dire, in questo caso, che ogni ricercatore ha una visione soggettiva di un fenomeno, indipendentemente dalle componenti reali del fenomeno, oppure ne può cogliere solo alcuni aspetti che potrebbero risultare deformanti rispetto alla consistenza dell’oggetto osservato.

Ci possiamo quindi domandare, a questo punto, se il “caso” e la “necessità” stanno in contrapposizione, come si percepisce leggendo l’omonimo libro di J. Monod, o in unità dialettica e qual è il significato di entrambi.

Ecco, a tal proposito come ci chiarisce le idee S. Notarrigo sostenendo che non bisogna trattare “le cause ignote con la parola ‘caso’ che così diventa un ente metafisico oscuro e onnipotente non molto dissimile dal ‘Fato’ dei latini”, mentre “tutte le altre situazioni che si riesce a descrivere senza ricorrere all’intervento del caso si suole dire che avvengono per ‘necessità“ (Entropia tra caso e necessità, in Quaderni di ‘Mondotre’, edizioni della Cooperativa ‘Laboratorio’, Siracusa, Novembre 1994, p. 36). Rafforza la sua analisi G. Boscarino affermando che “se nella scienza newtoniana e laplaciana è chiaro il significato del ‘caso’, che altro non è che la nostra ignoranza sulle cause ultime di un fenomeno, non si capisce più cosa esso significhi nelle teorie (?!) scientifiche cosiddette moderne” (Il caos epistemologico intorno a ‘caso’ e ‘complessità’, in Quaderni di ‘Mondotre’, edizioni della Cooperativa ‘Laboratorio’, Siracusa, Novembre 1994, p. 31).

Altra domanda che ci si pone è sul significato della scienza.

S. Notarrigo con P. Di Mauro e A. Pagano specificano che la disputa è di lunga data ed affonda addirittura nel mondo greco e si trascina fino ai nostri giorni: “Fin dall’antichità due paradigmi fondamentali si sono confrontati sul significato da attribuire alla parola ‘scienza’. Diogene Laerzio divide i filosofi in due categorie: dogmatici ed efettici. I primi pensano che qualsiasi discorso sulla realtà debba partire da proposizioni vere, perché evidenti per il significato stesso dei termini, che quindi bisogna assumere come assiomi. I secondi pensano che prima di asserire una proposizione bisogna astenersi da ogni giudizio sulla sua verità e bisogna invece porla semplicemente come ipotesi da vagliare. (…) Successivamente, Diogene Laerzio introduce un’altra distinzione tra i filosofi: Italici e Ionici (tale distinzione si deve far risalire ad Aristotele). Bisogna pensare che tale distinzione viene fatta sulla base della precedente distinzione di ordine teoretico, infatti tra gli Italici vengono elencati oltre ai Pitagorici propriamente detti e agli Eleati (Parmenide e Zenone), anche altri di origine non italica, come Democrito ed Epicuro, e fra gli Ionici, oltre Talete, Anassimandro ed Anassimene, vengono elencati anche Platone ed Aristotele, di origine non ionica. (…) Per gli Italici l’unico principio, essendo di natura logica (il ‘numero’ come viene riportato per i Pitagorici dai dossografi), può essere costiuito da un mondo di particelle. Infatti, a partire dall’Essere logico (il Tutto) di Parmenide, contrapposto al Nulla, e dalla teoria dei contrari dei Pitagorici (le classi complementari della logica di Peano), si perviene, per successive dicotomizzazioni, all’idea di particella. Con una prima dicotomizzazione dell’essere si produce l’opposizione, puramente logica: ‘enti che hanno estensione’ ed ‘enti che non hanno estensione’. Con una seconda dicotomizzazione degli enti estesi, si perviene agli enti materiali (gli ‘atomi’ di Democrito, privi di ‘pori’, ovvero le particelle, che possono essere piccole o grandi ‘quanto il mondo’, come ricorda lo stesso Democrito) e agli enti estesi non materiali (i punti geometrici dello spazio vuoto). Per gli Ionici, invece, l’unico principio, essendo di natura materiale (come ricorda lo stesso Aristotele), può essere solo un ‘campo’ fatto di acqua, o di aria, o di Apeiron, cioè il principio indefinito di Anassimandro. Gli Italici replicano che ciò è assurdo perché senza il vuoto interposto tra le particelle, anche le più piccole, non può aversi il movimento. Ma il paradigma del ‘campo’ si impone fino ai tempi di Galilei, sulla base del dogma empirista, propugnato da Aristotele, che negava il vuoto, dal momento che non lo possiamo vedere con i nostri sensi. (…) Avendo, attraverso l’analisi di questa lunghissima serie di esperimenti, capito che non si può prestar fede al falsificazionismo di Popper (qualunque cosa si possa pensare sul caso concreto analizzato, non vi è dubbio che non si può chiamare ‘cruciale’ un esperimento che pone diversi ‘cruciali’ per la sua comprensione), cosa possiamo dire dei ‘paradigmi’ di Kuhn?. (…) La Masterman riesce a raccogliere, dal libro di Kuhn, da noi citato a nota 2, ben ventuno significati diversi per il termine ‘paradigma’; forse questa ambiguità del termine è la ragione del suo successo, come generalmente avviene per le opere d’arte: ognuno vi può trovare il suo significato. (…) Se guardiamo ai grandi scienziati antichi di lingua greca, con l’ausilio della ‘logica matematica’ del Peano, possiamo accettare una proposta del Lakatos: ‘la verità si propaga verso l’alto, la falsità si propaga verso il basso’. (…) Ma, in ogni caso, niente possiamo dire sulla verità o falsità delle proposizioni di base, con nessuna verifica empirica. Da questo discende che le proposizioni di base devono essere indipendentemente da qualunque criterio deduttivo. E, poiché non è possibile dimostrare la coerenza interna di un sistema deduttivo, bisogna che le proposizioni di base devono avere un modello concreto direttamente verificabile con semplicissime operazioni fisiche ‘elementari’, gli stessi assiomi della logica devono obbedire a tale criterio. Gli assiomi della logica di Peano vi obbesicono, gli assiomi delle logiche moderne non vi obbediscono, perché si pongono uno scopo diverso: o quello di tentare l’ambiguo linguaggio naturale, o quello di giustificare i numeri di Dedekind e di Cantor, che non possono essere giustificati sulla base dei canoni di Peano. Come da molti è stato osservato con tali canoni bisognerebbe buttare gran parte di quello che tradizionalmente si chiama scienza e, con essa, gran parte dei canoni epistemologici moderni, ecco perché sembra necessario introdurre il concetto di ‘paradigma’. Ma bisognerebbe anche inventare un ‘paradigma’ per l’interpretazione del concetto di ‘paradigma’!” (P. DI MAURO – S. NOTARRIGO – A. PAGANO, Il potere dei paradigmi: l’etere cosmico e la critica di Augusto Righi all’esperimento di Michelson-Morley, in Quaderni di ‘Mondotre’ n. 9, Ottobre 1993, Edizioni della Coperativa <<Laboratorio>>, Siracusa, pp. 27, 28, 30, 31, 55, 56, 57).

Pongo ancora due domande: 1) il campo della scienza si può restringere alla enucleazione delle leggi della vita, alla scoperta di queste leggi ed alla loro applicazione per la continuità delle specie e del pianeta Terra oppure questo campo si può allargare inserendo ogni invenzione con relativa applicazione delle tecnologie; 2) l’eccessiva frammentazione del sapere è stata utile alla scienza o piuttosto alle applicazioni tecnologiche strettamente funzionali alle esigenze del modo capitalistico di produzione.

Cerco di dare, a mio modesto avviso, qualche risposta.

Indubbiamente l’eccessiva frammentazione del sapere scientifico è stata utile al modo capitalistico di produzione che diversamente, cioè dalla sua riconduzione all’unità, ricaverebbe un notevole danno al suo sviluppo: basti pensare al modo in cui l’economia viene separata a livello di trattazione ‘scientifica’ dalle leggi dell’energia e dal sistema ambientale che riceve non solo le merci prodotte e la loro allocazione nei mercati (come aspetto transitorio del moto) ma soprattutto l’inquinamento (come aspetto permanente). Infatti ciò che nel xx secolo è stato spacciato come scienza, in realtà, spesse volte, non è altro che tecnologia funzionale a questo modo di produzione. Come scrive R. Fonte: “La divisione tra filosofi e fisici e poi tra fisici sperimentali e fisici teorici e poi tra fisici teorici delle particelle e fisici teorici nucleari (e non è detto che sia finita!) ci ha dato tanta tecnologia e tante posizioni di potere (e perché no anche quattrini per qualcuno) ma non credo che ci abbia poi fatto progredire così tanto nella conoscenza della realtà fisica nella quale siamo immersi. Non posso certamente escludere che in certe specifiche aree non si siano ottenuti dei notevoli risultati ma mi pare che questa esasperata superspecializzazione determini una sempre crescente intercomunicabilità tra gli scienziati che ci fa pagare un alto prezzo in termini di rigore di linguaggio (fondamentale nella scienzia più che nella vita quotidiana) e di frammentazione della comunità scientifica in un arcipelago di microcomunità sempre più chiuse ed inevitabilmente sempre più lontane da una conoscenza organica della natura” (Cruciali per la scienza sono gli scienziati, in Quaderni di ‘Mondotre’, anno V, n. 9, Ottobre 1993, Edizioni della Cooperativa ‘Laboratorio’, Siracusa, pp. 59-60).

Mi sembra, quindi, che una prima separazione è indispensabile: la scienza è un campo d’indagine e di intervento ben diverso dalla tecnologia, anche se la tecnologia solo in parte utilizza le invenzioni scientifiche; per altra parte, si direbbe per gran parte, utilizza le sue conoscenze (know how) non certo per soddisfare i bisogni sociali, bensì i falsi bisogni, cioé i bisogni privati creati artificiosamente per consumare merci che facilmente si producono e determinano grandi profitti a chi le produce, con una ricaduta negativa nell’ecosistema e nel territorio in forma di inquinamento e di alti costi sociali. Come esempio di questo assunto si può citare l’uso distorto delle fonti energetiche ed in particolare la creazione di grandi complessi che producono e distribuiscono energia come qualsiasi merce (compresa la tanto reclamizzata, ed invocata come la manna dal cielo, ‘fusione nucleare controllata’), anziché potenziare forme di approvvigionamento energetico diffuse nel territorio (pannelli solari, piccole centrali idrauliche, energie ricavate dalla biomassa, compatibili ai diversi territori ed a basso contenuto entropico).

Compito della scienza è, pertanto, studiare la natura per svelarne i segreti ed arricchire le forze produttive per la trasformazione territoriale, economica e sociale, nel rispetto delle leggi fisiche e biochimiche, utilizzando il metodo scientifico (induzione, deduzione e verifica, o dimostrazione che dir si voglia, della nuova teoria in generale o della sperimentazione in particolare).

La natura in ogni sua attività compie delle trasformazioni che procurano un certo disordine, che si può considerare un flusso entropico (eruzioni vulcaniche, terremoti, precipitazioni, mareggiate, ecc), ma a lungo andare determina un nuovo ordine, che si può considerare un flusso negaentropico (suoli fertili e quindi maggiore vegetazione con innesco dei processi che determinano una catena alimentare, sedimentazione dei vegetali e formazione di idrocarburi, arricchimento delle falde e dei bacini idrici, depurazione delle acque del mare, ecc.). L’ordine creato è superiore al disordine. La scienza deve aiutare nei processi produttivi la creazione di un nuovo ordine in termini di soddisfazione dei bisogni sociali superiore al disordine che inevitabilmente si determinerà, e cioè mantenendo in attivo il bilancio energetico di un ecosistema o di un territorio, considerato come sistema aperto perché scambia energia e materia con l’esterno.

La crescita quantitativa illimitata si scontra con le leggi della dialettica, una di esse ci ricorda che la quantità si trasforma nella qualità: l’esempio dell’ebollizione dell’acqua o, viceversa, del suo raffreddamento che porta da un lato al vapore acqueo e dall’altro al ghiaccio è stato sin troppo richiamato a partire da Hegel in Scienza della logica. Di recente, nel libro (In un volo di storni, Rizzoli, Milano 2021) di Giorgio Parisi, nobel per la Fisica, è definito come calore latente quello che fa trasformare nello stesso momento tutte le molecole dell’acqua in vapore acqueo o viceversa in ghiaccio.

Salvatore Notarrigo aveva rilevato come nel Capitale, Karl Marx apprendendo del calore latente enunciato da Sadi Carnot aveva fatto un accostamento con il suo capitale potenziale cioè il plusvalore (D’ meno D). Notarrigo ha spiegato, da parte sua, il funzionamento del ciclo del capitale di Marx ( D – M – M’ – D’) e l’equazione del valore di una merce (W = C + V + PL) come il ciclo di funzionamento di una pompa di calore (Limiti fisici allo sviluppo, termodinamica e teoria marxiana del valore, in G. AMATA (a cura di), Il calcolo economico nel territorio, CULC, Catania, 1982).

Tutti i suoi grandi contributi scientifici sono serviti, a mio modesto avviso, a gettare le basi anche per ridefinire la teoria economica alla luce del primo e del secondo principio della termodinamica. Ritengo l’aspetto epistemologico del suo pensiero foriero di ulteriori dovuti sviluppi per ridefinire la teoria economica e farla corrispondere alle necessità concrete della pratica sociale. Dobbiamo in definitiva programmare una corretta utilizzazione delle risorse, rispettare l’interazione tra montagna e pianura, tra città e campagna, salvaguardare i boschi montani e i terreni coltivabili della montagna e della collina, altrimenti si diffonderanno i fenomeni di erosione e di smottamento al momento delle piogge e se l’acqua delle precipitazioni non viene accumulata e conservata dalla montagna nelle falde idriche sotterranee aumenteranno le esondazioni in pianura e si turberà la vita urbana con immani disastri. Occorre creare migliori condizioni di vita non solo nelle città ma anche nelle aree rurali, soddisfacendo i bisogni sociali crescenti con gli appropriati valori sociali. Rispettare in primo luogo la legge dei trasferimenti energetici tra un livello trofico e l’altro, consiste nel far sì che nell’ambito di ogni ecosistema l’energia utilizzata ad un dato livello trofico sia inferiore a quella disponibile nel livello trofico precedente. Diversamente si interrompe la catena alimentare e quindi la vita dell’ecosistema. E ricordiamoci che la somma degli ecosistemi fanno la vita ecologica del nostro pianeta. Quando oggi si parla di transizione energetica, riconversione ecologica o altro ho l’impressione che, se queste locuzioni non sono arricchite del contenuto che ho in precedenza specificato, si tratta di parole vuote per gettare fumo negli occhi delle masse sempre più sensibili alla questione ambientale oppure di nuove forme di concorrenza per agevolare le aziende multinazionali in grado di dominare la tecnologia ed espellere dalla produzione mondiale le piccole e le medie imprese che utilizzano processi produttivi non in sintonia con le nuove tecnologie, per la cui utilizzazione la nascente industria dei Paesi poveri, in particolare, ma anche molte piccole e medie imprese dei paesi capitalistici più avanzati, dovranno pagare i costosi brevetti.

Contributo della Prof. Giovanna Ferrara

Ringrazio gli organizzatori per avermi dato l’opportunità di contribuire a questa commemorazione in onore del Professor Salvatore Notarrigo, un evento che non celebra solo uno scienziato, ma un percorso. Il viaggio della Fisica, pur sembrando talvolta distante dalla nostra quotidianità, è in realtà un cammino che ci permette di affinare la nostra consapevolezza del mondo, un sentiero lastricato di scoperte scientifiche e, soprattutto, di profonde esperienze umane.

Nonostante non abbia avuto il privilegio di conoscerlo personalmente, sento un’affinità profonda che mi lega a Notarrigo. È il sentimento di appartenenza che ci unisce a un gruppo, a una storia, a delle radici comuni. Oltre alle nostre origini, condividiamo la stessa passione per la Fisica: quella perenne curiosità che ci spinge a guardare l’Universo, cercando di carpirne i segreti più reconditi. È la forza inarrestabile che ci spinge ad affrontare nuove sfide, a esplorare orizzonti sempre più vasti, vivendo ogni traguardo come la promessa di un nuovo, entusiasmante viaggio.

Se il fisico è un viaggiatore, allora la Fisica è il suo viaggio. Un percorso ricco di conoscenza, costellato di luoghi e, soprattutto, di persone. E tra le persone che avrei desiderato incontrare, Salvatore Notarrigo occupa un posto speciale.

Oggi ho la consapevolezza di percorrere in parte i suoi passi, sia nei luoghi della Fisica che nella nostra comunità, con il desiderio di trasmettere la bellezza e l’importanza di questo viaggio.

Questo libro è un omaggio a tutti voi, per ricordare non solo la bellezza di questo percorso, ma anche il ruolo fondamentale che la Fisica e la ricerca di frontiera ricoprono nella nostra società.

Prof.ssa Giovanna Ferrara

Ricercatrice a tempo determinato dell’Università degli Studi di Catania

Dipartimento di Fisica e Astronomia “Ettore Majorana”

Presentazione del Sindaco di Villarosa dott. Francesco Costanza

Nel presentare l’ultima opera, purtroppo incompiuta, del nostro caro concittadino Salvatore Notarrigo, intitolata “Alice nel mondo della realtà”, desidero rivolgere un invito sentito a tutti i giovani studenti – e non solo – affinché possano consultare e trarre ispirazione da questo prezioso lavoro.

Il Prof. Notarrigo ha scritto quest’opera con amore e dedizione, animato dal desiderio di accompagnare i lettori in un viaggio nel mondo della fisica, con lo stesso spirito curioso e avventuroso di Alice nel Paese delle Meraviglie. In questo caso, però, il viaggio si compie nel mondo della realtà scientifica.

Il libro ripercorre, con linguaggio accessibile ma rigoroso, la storia della fisica fino ai giorni nostri, integrando discipline complesse e affascinanti come la meccanica quantistica, la relatività, l’epistemologia, l’economia e l’ambiente. È un’opera pensata soprattutto per i giovani, affinché possano comprendere e appassionarsi al sapere scientifico e al suo impatto sul mondo reale.

Questo lavoro rappresenta la sintesi di studi, incontri, dibattiti accesi e un’amicizia profonda tra Salvatore Notarrigo e alcuni eminenti studiosi:

  • il Prof. Angelo Pagano, che ci ha lasciati un anno fa e che oggi ricordiamo con grande affetto e commozione;
  • il Prof. Giuseppe Boscarino, filosofo e cofondatore, insieme ad altri, dell’Associazione Culturale Salvatore Notarrigo: “La Scuola Italica”;
  • il Prof. Giuseppe Amata, docente di Economia ed Estimo Ambientale presso l’Università degli Studi di Catania;
  • il Prof. Alberto Mannino, Ordinario di Matematica e Fisica nei Licei .

Salvatore Notarrigo ha lavorato a quest’opera fino agli ultimi momenti della sua vita. Oggi, con orgoglio e gratitudine, desideriamo consegnarla agli studiosi e ai cittadini, affinché diventi uno strumento utile per il raggiungimento di un bene primario: una società più consapevole, più giusta, più vivibile.

La realizzazione e la pubblicazione di questo lavoro sono state possibili grazie a un forte impegno collettivo, che desidero qui riconoscere pubblicamente.

Un sentito ringraziamento va:

  • Alla determinazione di alcuni concittadini che, dopo aver conosciuto Salvatore, si sono impegnati con tenacia a ritrovare amici, colleghi e collaboratori, coinvolgendoli nel progetto e presentandoli a me, alla Giunta e al Consiglio Comunale.
  • Al gruppo di lavoro, composto da: il Sindaco Francesco Costanza, la Presidente del Consiglio Comunale Lorena Pignato, gli Ass.ri Michelangelo Taravella, Rosa Maria La Valle e Alberto Di Nicolò, Angelo Pagano, Michele Ferrazzano, Giuseppe Boscarino, Giuseppe Amata, Alberto Mannino, Giovanna Ferrara.
  • Agli eredi: la sorella Lina Notarrigo e la nipote Alessandra, figlia di Maria Notarrigo, che hanno generosamente concesso la liberatoria per la pubblicazione dell’opera.
  • A tutto il Consiglio Comunale e alla Giunta.
  • Alla popolazione di Villarosa, che ha mantenuto vivo il ricordo e l’affetto per Salvatore Notarrigo.
  • Alle imprese locali che hanno contribuito economicamente: G.M. Global Maintenance S.r.l., La Gioia Trasporti, Ecosys S.r.l.
  • Alla Regione Siciliana, che ha patrocinato gli eventi.

A tutti loro va il mio più sentito ringraziamento, insieme a quello di tutta la cittadinanza villarosana.

Desidero infine annunciare che è intenzione di questa Amministrazione destinare eventuali proventi derivanti dalla vendita dell’opera al finanziamento di progetti in ambito STEM (Scienze, Tecnologia, Ingegneria e Matematica), rivolti agli studenti e alle studentesse delle scuole del Comune di Villarosa.

Un gesto concreto per onorare la memoria di Salvatore Notarrigo e per guardare con fiducia al futuro delle nuove generazioni.

  1. Sogno o realtà?

Alice, seduta nella sua stanzetta, ancora insonnacchiata stava rimuginando su quello che le era capitato.

Accovacciata nel divano accanto a lei, stava Dinah, la sua cara gattina, che faceva le fusa mentre Alice l’andava accarezzando.

Le sembrava di essere ritornata da un paese davvero strambo. dove aveva incontrato degli esseri parlanti, molto sussiegosi ma in verità alquanto presuntuosi, che volevano ad ogni costo aver ragione su ogni cosa.

Ma !?,.. C’era stata davvero in quel posto o l’aveva semplicemente sognato?! Pensandoci sopra si rese conto che tutte e due le cose potevano essere vere. Infatti molte di quelle assurde cose che dicevano quegli strani esseri parlanti le aveva già sentite a scuola, anche se in una forma apparentemente meno brutale ma nello stesso tempo meno suadente.

Ma si possono dire cose che nello stesso tempo siano brutali e suadenti?

Non lo sapeva, ma la questione non le sembrava così importante.

Ma si! Ora che ci pensava il Coniglio Bianco dagli occhi rosa, che aveva un orologio nel taschino del panciotto, somigliava proprio al professore di filosofia, sempre indaffarato e sfuggente. Non dava mai delle risposte convincenti alle molte che le era capitato di rivolgergli.

Si ricordò che una volta gli aveva chiesto di spiegarle la differenza tra scienza e filosofia.

Aveva risposto:

Mia cara non è facile spiegarti tale differenza, anche perché scienza e filosofia non sono altro che quelle cose che in una data epoca e in una data società vengono chiamate con tali nomi, per esempio nell’antichità le due cose avevano lo stesso nome. —Ma come è possibile?! —lei aveva esclamato

Se due cose hanno lo stesso nome sono la stessa cosa e non possono poi diventare due cose diverse.—

Il professore allora:

  • Secondo te il nome sedia è una cosa? –
  • Certo che è una cosa!-
  • Quante sedie ci sono in questa stanza? –
  • Cinque –
  • E le cinque sedie sono la stessa cosa? –
  • No, che non sono la stessa cosa, anche se si somigliano. —
  • Ma hai giusto finito di dire che allo stesso nome deve corrispondere la stessa cosa. Ma ora scopriamo che tutte e cinque si chiamano sedia e però sono cose diverse. –

Continua con pag 2 ALICE 1 .pdf



Categorie: Appunti e note

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