Nella situazione di grave ed irreversibile crisi dell’imperialismo registriamo lo sfaldamento del potere centrato sul blocco USA-CE-Canadà-Australia-Israele e l’emergere di potenti blocchi imperialisti locali che competono per la spartizione di mercati ancora disponibili.

Parliamo in primo luogo di Cina, India, Russia, Brasile, senza trascurare Iran, Pachistan, Arabia Saudita, qualche repubblica ex sovietica.

In questo quadro appare chiaro che stati come la Siria siano vassalli dell’Iran e che l’attacco USA materializzatosi con l’armamento delle truppe anti-Assad (tardivamente rivelatosi a favore di un altro feroce nemico, quello qaedista) rientri nel tentativo di inglobare  l’ Iran e suoi satelliti .

La realizzazione di un petroldotto Caspio-Mediterraneo richiede esattamente la necessità di controllare la Siria sostituendo il governo filo-Iran di Assad con uno filo-occidentale e quindi filo-israeliano.

A questo punto, e precisando che sul globo non esistono paesi a democrazia socialista, ci dobbiamo chiedere: i nemici dei miei nemici, sono miei amici?

La risposta credo che, al di fuori di rigidi schemi che risalgono ai tempi dell ‘imperialismo unico e solo, non possa essere che: OGGI SI, ma con i seguenti punti discriminanti:

Consapevolezza che si tratta di entità statali ferocemente reazionarie e antipoplari, e che questo giudizio debba essere costantemente rimarcato.

Consapevolezza che in tempi brevi  potrà essere necessario appoggiare movimenti popolari anticapitalisti in lotta contro i gruppi di potere dei loro paesi, MA SOLO ED ESCLUSIVAMENTE SE TALI MOVIMENTI (es primavere arabe)NON SI RIVELINO NEI FATTI MOVIMENTI  DI APPOGGIO ALL’ IMPERIALISMO USA ED AI LORO SODALI, organizzati e diretti dai servizi segreti occidentali.

NEL CONCRETO: manifestare in favore della Siria non significa giustificare la politica di Assad, nei cui confronti va portata avanti un’azione di chiarificazione continua, ma smascherare l’aggressione USA alla Siria che porta al popolo siriano stragi e sciagure BEN SUPERIORI a quelle che  Assad possa causare.

Identico discorso per Iraq, Afganistan, e tutte le altre aree di intervento dell’ imperialismo USA.

Nei confronti del conflitto Iran-Arabia S. , entrambe potenze reazionarie e ferocemente clericali: non dimenticare mai che l’Arabia è creatura degli USA mentre l’Iran ne è antagonista storico; non è possibile metterle sullo stesso piano.

Non dimentichiamo mai comunque quali siano gli interessi basilari delle masse popolari degli stati attaccati: per quanto dispotici e antipopolari possano essere i loro governi, gli attacchi portati avanti o direttamente dai blocchi imperialisti, o per via delegata, con il loro carico di morte e distruzione, non sono nemmeno lontanamente paragonabili con la cosiddetta “mancanza di democrazia”, il cui superamento richiederà processi complessi totalmente interni alla dinamica di classe nei singoli stati, che nessuno può permettersi di “promuovere” dall’esterno.

E’ del tutto ovvio e banale considerare la situazione delle popolazioni libiche prima e dopo dell’era Gheddafi, o di quelle dell’ Iraq, della Siria,  e via discorrendo.

Quello quindi che deve essere messo costantemente AL PRIMO POSTO è la denunzia senza sconti al capofila degli imperialismi, quello USA e dei suoi compari occidentali. Ogni deviazione da questa priorità è un comodo alibi per tutte le forme di revisionismo.

Ogni tentativo di analisi degli scontri a livello globale sotto il fuorviante profilo della “geopolitica” senza invece tentare di comprendere le dinamiche delle classi in lotta risuta totalmente fuorviante e connivente con gli interessi USA.


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