ISTITUTO DI STUDI COMUNISTI

Karl Marx – Friedrich ENGELS

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Lettere dell’Istituto n. 19

Laura Conti

Crediamo sia sostanziale, e non di pura forma istituzionale, il recente richiamo del presidente Mattarella ai temi dell’ambientalismo, in quanto volto a stimolare una riflessione ed un dibattito più ampio riguardo una diversa e più alta definizione del rapporto tra Uomo e Natura.

Così come non pare causale il richiamo a grandi donne che hanno, innanzitutto, ridisegnato i confini teorici della questione ambientale mettendo questa ricerca nella direzione di una riscrittura del più generale rapporto Uomo-Natura in tutta la sua complessità economico-sociale-culturale.

Tra queste donne, non possiamo che condividere e, a nostra volta, rilanciare il richiamo esplicito alla figura di Laura Conti, partigiana e comunista.

La Conti, sin dalla metà dagli anni ’50, capì l’importanza di tenere assieme sviluppo delle scienze e definizione di una nuova teoretica del pensiero che aprisse ad una diversa visione del mondo. Al centro di questo sforzo di ricerca, la Conti pose saldamente il patrimonio teorico della corrente e del pensiero materialista dialettico e, segnatamente, la figura di Federico Engels e della sua Dialettica della Natura. La Conti si chiederà, già in quegli anni, alla luce delle continue scoperte scientifiche, dopo Engels, chi altri cercasse di “applicare il medesimo metodo di studio al territorio di una nuova conquista, di cui tutte le scienze da allora ci hanno parlato”. Da quadro avanzato, la Conti, capì lo stretto legame fra sviluppo scientifico e modifiche del più generale rapporto Uomo-Natura, richiamando e reclamando il ruolo chiave che, in questa sfida, ha e deve avere il materialismo dialettico. Laura Conti aveva già nel 1956 messo in guardia i comunisti e l’avanguardia del proletariato dal sottovalutare le scienze naturali; li aveva messi in guardia dall’errore di scindere il marxismo dalle scienze naturali e leggerle unicamente in chiave filosofica hegeliana.

In un articolo su Rinascita, che ci pare utile riportare, con grande intuizione scientifica, la Conti, scrisse:

 

“Mi pare giusto insistere sulla necessità di orientare la nostra attività culturale nel senso di integrare, al nostro pensiero dialettico, le acquisizioni della scienza….non è neppure giusto che noi si lasci senza sfruttarla una miniera di conferma del pensiero materialista dialettico quale è potenzialmente il pensiero scientifico nel suo perenne accrescimento e approfondimento. In questo campo noi siamo ancora fermi alla Dialettica della Natura di Engels…ma dopo Engels, chi ha cercato di applicare il medesimo metodo di studio al territorio di una nuova conquista, di cui tutte le scienze da allora ci hanno arricchito? Esistono degli appassionati a questo ordine di cose: ma i loro sforzi non sono pianificati o collegati. Ne risulta la difficile diffusione di una concezione banalmente utilitaria del progresso scientifico

Queste persone nella misura in cui ammirano le acquisizioni del progresso scientifico, partecipano ad una visone del mondo che, seppure non ha -ma poi ce li ha!- dei teorici ufficiali, tuttavia si diffonde capillarmente e può venir riconosciuta in alcuni suoi lineamenti fondamentali, che vanno con diverse accentuazioni dal materialismo volgare al pragmatismo utilitaristico, al sociologismo, alla certezza ce i problemi umani si potranno risolvere tutti con il progresso tecnico e del produttivismo, e magari con il controllo delle nascite….in realtà quel materialismo volgare, quel pragmatismo, quel sociologismo, quell’ingenua fiducia nell’onnipotenza della tecnica non esaurisce affatto tutta la problematica della vita. Anche una persona colta se ne sente in fondo insoddisfatta; sente che, oltre i complessi, l’igiene o il produttivismo dev’esserci qualcosa ‘altro. Ed a questa domanda può cercare risposta nella fede religiosa. E anche se tra il caotico bagaglio delle diverse selezioni tecnico-scientifiche e la fede religiosa c’è uno iato di pensiero, un vero e proprio salto dii incongruità, non importa: è caratteristica comunemente accettata, dell’atto di fede, proprio questo salto, questa accettazione anche dell’assurdo, anche dell’incoerenza inspiegabile…quanti tecnici o ricercatori o medici o ingegneri o fisici sono marxisti soltanto in separata sede? Tra la loro attività professionale e la loro appartenenza politica c’è un nesso assai più vago di quello su cui si fonda l’opinione politica di un meccanico o di un tessitore. C’è dunque nella loro personalità uno iato, quasi come per il medico cattolico. Ed un’altra espressione del medesimo iato si ha nell’elaborazione dell’ideologia marxista, tra un complesso edificio di cui fanno parte studi teorici e letterari, economici e giuridici ed artistici da una parte e dall’altro un educativo plauso di tipo celebrativo alla Dialettica della Natura. (Laura Conti, in Rinascita-Contemporaneo, n. 16, 1956).

 

Su questa strada, dunque, bisogna e vogliamo stare.

Molte le difficoltà.

Fa da ostacolo, ancora oggi, una visione dello sviluppo dell’uomo parcellizzata e disorganica che scompone artificiosamente la complessità di quel rapporto Uomo-Natura in mille rivoli e settori separati e sconnessi. Ma è questo, poi, l’orizzonte teorico-culturale lasciatoci in eredità delle prime rivoluzioni industriali e del pensiero che da lì ne scaturì, legato ad un ben preciso livello dello sviluppo scientifico e tecnologico oggi superato, e, quindi, non più giustificabile. L’esasperata divisone del lavoro e l’assunzione della scienza ai bisogni della valorizzazione del capitale e del profitto hanno rotto i il rapporto esistente tra uomo e natura, tra società e scienze naturali, fra lavoro e sviluppo dell’uomo. Questo rapporto va ricomposto ad un livello più alto e richiede, pertanto, di ricercare in altre direzioni da quelle oggi sviluppate.

Si avverte forte oggi il bisogno di una nuova teoretica generale dell’Uomo e della Natura, di una nuova Scienza dell’Uomo. Al di fuori di questo orizzonte, sono destinati a restare vani gli sforzi profusi per un miglioramento delle condizioni di vita e di salute dell’Uomo e della Terra. Qui il richiamo ad una nuova Dialettica della Natura che fu già della Conti.

Il produttivismo aziendalistico, la cui base teorica va “dal materialismo volgare al pragmatismo utilitaristico, al sociologismo, alla certezza ce i problemi umani si potranno risolvere tutti con il progresso tecnico e del produttivismo”, e che regola le forme di esistenza dell’Uomo, le forme di esistenza del Lavoro e della società più in generale, sono ancora quelle sviluppatesi durante la fase di ascesa della società capitalistica, seppur in forme diverse; sono esattamente queste forme e queste basi teoriche che vengono oggi a trovarsi in una asimmetria stridente con l’attuale livello di conoscenza dell’uomo e penetrazione della natura e rendono impossibile una ulteriore sintesi, ad un piano più alto, dei grandi temi e questioni inerenti il rapporto Uomo-Natura, alla luce degli attuali livelli scientifici e tecnologici.

Questa sfasatura, fra progresso dell’uomo e sistematizzazione teorica razione ad un livello più alto dei suoi contenuti e risultati, produce gli effetti drammatici sull’uomo e sulla natura di cui siamo da decenni impotenti spettatori.

Ed è partendo da questo grande insegnamento, già patrimonio dell’elaborato dell’Istituto,[1] che lanciamo a tutti i quadri operai avanzati la proposta di raccogliere l’enorme patrimonio teorico sviluppato da tutta la corrente materialista e dialettica, sia all’interno che all’esterno del Pci,  sui temi dello sviluppo scientifico e tecnologico, il Lavoro e la trasformazione sociale. Esiste una fitta rete di analisi, studi, dibattiti, ricerche -dalla conferenza operaia del ’57 della Cgil di Di Vittorio alle varie Conferenze operaie del Pci,  passando per i convegni del Gramsci su Scienza e organizzazione del lavoro ai contributi di singoli intellettuali e ricercatori- che va messo al centro di un dibattito comune sulla trasformazione del Lavoro e della Società.

Esiste un enorme patrimonio teorico e politico, da aggiornare, ma di grandissima attualità che si è cercato di liquidare con la cancellazione di una intera fase storica. Ma questa liquidazione ha finito per penalizzare l’avanzamento di tutto il pensiero dell’uomo e dell’intera società e crediamo sia tempo di recuperarne l’alto contributo scientifico, aggiornandolo; crediamo sia giunto il tempo di riaprire una via alla trasformazione sociale che metta al centro quanto la Conti già diceva: lo sviluppo  scientifico e tecnologico coniugato con il materialismo dialettico o marxismo. Solo dopo essersi messi su questa strada sarà possibile tracciare le vie della transizione ad una diversa società, ad un diverso rapporto Uomo-Natura.

Chiamiamo tutti quadri operai avanzati a riunire gli sforzi in questa direzione quale base solida per una comune azione, quale base per ricomporre l’azione soggettiva del proletariato oggi ancora assente e divisa in mille distinguo e correnti sfilacciate.  Occorre farsi promotori e portatori di una diversa visione del mondo, del lavoro, della scienza che sottragga il proletariato ad una pesante subalternità teorica e politica che da decenni lo tiene alle corde costringendo a continue rincorse, sotto i colpi che la borghesia assesta al Lavoro, alla Costituzione, alla Cultura, ecc, Subalternità a temi e idee errate, ormai vecchie, ma ancora ampiamente diffuse nel copro della società, fra intellettuali, ricercatori, tecnici e operai e di cui bisogna liberarsi, liberando il campo della Ricerca e del Lavoro.

 

 

 

istcom

30 Marzo 2015

[1]          Si veda qui l’elaborato della celebrazione del IV centenario della nascita di Cartesio (1997)


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